La cronaca
17 maggio 2003 - Presentazione della spedizione
23 maggio 2003 - La spedizione e' giunta a Islamabad
24 maggio 2003 - Ultimi preparativi a Islamabad
25 maggio 2003 - Da Islamabad a Gilgit
26 maggio 2003 - Rinviata la partenza per Chilas
28 maggio 2003 - In marcia verso il Nanga Parbat
29 maggio 2003 - Avvicinamento: seconda tappa
30 maggio 2003 - Avvicinamento: terza tappa
31 maggio 2003 - Raggiunto il Campo Base del Nanga Parbat
2 giugno 2003 - Al lavoro per l'assalto alla vetta
4 giugno 2003 - Verso il Campo 2
7 giugno 2003 - Al lavoro verso i 7.000 metri
9 giugno 2003 - Il tempo si e' guastato
12 giugno 2003 - Brutte notizie...
24 giugno 2003 - Appunti dal Campo Base (di Mirko Mezzanotte)
24 giugno 2003 - I mIei pensieri: appunti di un sofferto ritorno (di Franz)
Il valore di una rinuncia (di Mariano Pretti)
top
17 maggio 2003 - Presentazione della spedizione
(Lettera inviata al Presidente del Consiglio Provinciale di Trento, dott. Mario
Cristofolini)
Il nostro obiettivo nel prossimo mese di maggio sarà la spedizione in terra
Pakistana con la salita in velocità, no stop, del NANGA PARBAT mt.8125.
La salita è prevista per la parete Diamir lungo l'itinerario di Kinshofer con
un dislivello in salita di 4025 m, il maggiore di tutti gli altri ottomila.
La velocità, in questo caso, non è una necessità agonistica ma una precisa
scelta, un approccio diverso alla montagna, affrontata in modo dinamico e
leggero.
Muoversi velocemente in quota non è una scoperta rispetto alla quale
vantare un diritto d'autore.
Non è stata brevettata dai sottoscritti ma ha molti
precedenti.
Pensiamo agli antichi cacciatori che scendevano a valle con le prede
il più velocemente possibile per le paure che l'ambiente ostile incuteva in
loro.
Ricordiamo i contrabbandieri, consapevoli che lo spreco di tempo era un
vantaggio per coloro che potevano sorprenderli.
Già da questi cenni storici emerge chiaro che l'unico vero motivo per il quale
conviene rimanere in quota il meno possibile è la sicurezza.
Negli ultimi anni le prestazioni degli alpinisti sono state profondamente
modificate dalle nuove metodiche di allenamento ispirate da altri sport quali
la maratona o lo sci da fondo.
E' dunque evidente che i tempi sono maturi per
compiere un salto in avanti anche in campo alpinistico.
Qualcosa è stato già
fatto, specie sulle Alpi, di meno sulle montagne del resto del mondo e sugli
ottomila.
Abbiamo scelto di salire il NANGA PARBAT usando la velocità e la leggerezza dei
materiali, pensando che sarebbe stato il modo più naturale per noi farlo, non
tanto per stabilire un record.
L'obbiettivo è quello di compiere l'ascensione, dopo un indispensabile e
funzionale permanenza al campo base per l'acclimatamento, senza sostare in
campi intermedi e nel minor tempo possibile.
Se le condizioni meteo, fisiche,
psichiche, ce lo permetteranno, in poche ore, con un bagaglio di sopravvivenza
contenuto in uno zaino leggero, potremmo essere in vetta,
evitando i grandi pericoli oggettivi, come le repentine variazioni
meteorologiche e limitando la nostra permanenza nella cosiddetta "zona
della morte" rappresentata dalle alte quote.
top
23 maggio 2003 - La spedizione e' giunta a Islamabad
La spedizione e' giunta a Islamabad e ha dovuto subito prendere confidenza con
... il caldo, ampiamente oltre i 35
gradi.
Sul volo da Dubai sono stati incontrati l'americano
EdVisteurs, lo spagnolo Oscar Gogorza e quattro russi del team di otto.
Il gruppo di quattro italiani uno spagnolo , un americano e 4 kazaki si e'
quindi gia' unito; ora e' atteso l'arrivo degli altri.
Domani dovrebbe avvenire il Briefing al ministero del turismo per la pratiche
burocratiche del permesso di scalata al Nanga Parbat.
top
24 maggio 2003 - Ultimi preparativi a Islamabad
Queste lunghe e calde giornate a Islamabad sono
impiegate per l’acquisto di viveri, il controllo dei materiali da portare al
Nanga
Parbat, la ripartizione dei carichi di ogni singolo fusto.
Bisogna
considerare che ogni collo contenente l'attrezzatura non deve pesare più di 25
kg.
I portatori infatti portano al massimo tale peso e bisogna dunque tenere
ben presente questo fattore onde evitare lavori affrettati di alleggerimento
dei carichi all’ultimo momento.
La situazione della Karakorum Highway è brutta.
Non esiste infatti la
possibilità di raggiungere Skardu se non in aereo che vola a vista (!!!)
e dunque e' condizionato dalle condizioni meteo che devono essere quasi
perfette.
Praticamente si vola una volta su 4-5.
Il Briefing con il Leason Officier ed il ministro è avvenuto in modo informale
ed amichevole nella giornata di ieri. Quello vero e formale avverrà Lunedì 26.
Il gruppo degli altri 4 alpinisti Kazaki arriverà solamente il 28 Maggio ed è
per questo che la spedizione partira' lunedì mattina alla volta di Chilas e poi
verso il Campo Base, precedendo il resto del gruppo.
top
25 maggio 2003 - Da Islamabad a Gilgit
Oggi la spedizione dovrebbe lasciare Islamabad, dirigendosi a
Gilgit in 12 ore di mini bus percorrendo la Karakorum Highway.
Il condizionale è d’obbligo perche' in Pakistan gli imprevisti sono sempre
in agguato.
La partenza per Gilgit avverrà non prima di mezzogiorno.
La giornata di ieri e' stata dedicata agli ultimi acquisti:
Una radiolina world
receiver, cavo elettrico, e gli ultimi viveri e generi di conforto.
top
26 maggio 2003 - Rinviata la partenza per Chilas
Cambio di programma.
La spedizione non e' partita per Chilas ma e' rimasta bloccata ancora un giorno
a Rawalpindi dal
mancato arrivo dei bagagli di Oscar Gogorza e di Ed Viesturs e da lungaggini
burocratiche sbloccatesi solo verso le ore 13.
La partenza del primo gruppo e' quindi rinviata a domani.
Dalla Spagna e' arrivato Inaki Ochoa che molto
furbescamente ha ritirato i propri bagagli ad ogni scalo del suo volo e
riconsegnati prima di imbarcarsi in modo da essere sicuro che una volta in
Pakistan non avrebbe avuto problemi di smarrimento degli stessi.
La spedizione, salvo altri intoppi, partira' comunque domani mattina per Chilas
proseguendo, nei giorni successivi, verso il Nanga Parbat Base Camp.
top
28 maggio 2003 - In marcia verso il Nanga Parbat
La spedizione e' finalmente partita!
Seppur dovendo aggiungere un giorno in più di cammino
a causa della strada franata, sta percorrendo il trekking di avvicinamento al
versante Diamir del Nanga Parbat.
La marcia durerà tre giorni e mezzo e da quota 1400
metri arrivera' ai 4100 metri del Campo Base.
Con la spedizione ci sono 75 portatori ed il gruppo è decisamente affiatato.
Già oggi il Nanga Parbat si è fatto vedere: la sua cima era 6500 metri piu' in
alto...
Durante il trekking potrebbe esserci un black-out di notizie: confidiamo nella
durata delle batterie del PC e del satellitare.
top
29 maggio 2003 - Avvicinamento: seconda tappa
La spedizione e' giunta a 2700 metri di quota dopo una salita, nella giornata
di oggi, di 1200
metri di dislivello.
L'accampamento si trova appena fuori dal villaggio di Ser in un tripudio di
colori regalati dal sole al tramonto.
La giornata di oggi non è stata dura ma sicuramente calda. Il cielo
generalmente limpido ha esposto gli alpinisti al caldo torrido della zona,
mentre il Nanga Parbat rimaneva in vista tutto il giorno.
Molte sorgenti d'acqua, lungo il cammino, hanno comunque offerto frescura e
refrigerio.
Domani terza e penultima tappa del trekking di avvicinamento, con salita di
circa di 1000 metri come oggi, avvicinandosi sempre di più alla 'Montagna
Nuda' (questo il significato di Nanga Parbat).
top
30 maggio 2003 - Avvicinamento: terza tappa
Oggi la spedizione e' arrivata verso mezzogiorno all'ultimo campo del trekking di avvicinamento a quota 3753 metri.
Il posto è decisamente fantastico ed il Nanga Parbat si erge prepotente sopra gli alpinisti.
E’ decisamente una montagna fantastica e si capisce bene che tra il campo
base e la vetta ci sono 4000 metri di dislivello!!!
Domani verra' raggiunto il campo base, dove si troveranno prati fioriti intorno alle tenda.
Il CB del Nanga è infatti il
più bello dei 14 ottomila!
Oggi i primi problemi del trekking.
I portatori hanno
minacciato uno sciopero per domani se non avessero ricevuto un compenso
in denaro extra oltre il salario pattuito.
Dopo alcune difficili
trattative e' stato raggiunto un accordo.
Domani sono previste solamente due ore di cammino per giungere al campo base vero e proprio;
da
quel momento i problemi saranno solo alpinistici e eventualmente
metereologici...
top
31 maggio 2003 - Raggiunto il Campo Base del Nanga Parbat
E' stato finalmente raggiunto il campo base a 4156 metri di quota.
Il posto è decisamente
magnifico; e' la prima spedizione della stagione a giungere.
C’è ancora un
po' di neve ma in poco piu' di una settimana il sole
riuscirà a scioglierla completamente.
Quindi qualche difficolta' per trovare delle piazzole asciutte per montare le
tende.
Nel pomeriggio e' stata avvertita una scossa di terremoto abbastanza forte anche
se breve e dalla parete Mazeno si sono staccate valanghe gigantesche mentre dal
Nanga Parbat non si è mosso nulla.
Questo lascia ben sperare sulle condizioni
di sicurezza dei seracchi del Nanga…!
Domani e' prevista una ricognizione di quattro alpinisti fino al campo deposito o addirittura fino al campo 1 a 4800 metri.
Con l'occasione si iniziera' portare in alto del materiale alpinistico.
top
2 giugno 2003 - Al lavoro per l'assalto alla vetta
La spedizione sta andando molto bene e questo grazie al bel tempo e alle
condizioni fisiche di ognuno degli alpinisti.
E' un team molto forte, come e' difficile trovare e ... ripetere.
Il giorno successivo all'arrivo al Campo Base (1 giugno) e' stato portato molto
materiale e cibo al Campo 1.
Il Campo 1 è situato a 4900 metri di quota.
Dal Campo Base al Campo 1 e ritorno sono state impiegate solo 2 ore e 30
minuti!!!
Oggi gli alpinisti sono tornati nuovamente al campo 1 ed hanno lavorato al
montaggio di 3 tende, allestendo completamente il campo.
Nel frattempo sono stati posizionati 320 metri di corde fisse oltre il C1
grazie ad una puntata di Franz e Mirco
Mezzanotte.
Alla fine, in soli 25 minuti, gli "atleti" sono tornati al campo base.
Il tempo di salita alla mattina è stato di sole 1 ora e 30.
Non e' cosa comune procedere così velocemente e senza acclimatamento...
Adesso sono previsti due giorni di pausa , mentre il lavoro spettera' a due
squadre di alpinisti
Kazaki che continueranno il lavoro di allestimento delle corde fisse.
top
4 giugno 2003 - Verso il Campo 2
La via al Campo Due con quasi 1 km di corde fisse sta per essere attrezzata
completamente...
La spedizione e' da solo 4 giorni al campo base, ma i
ritmi di lavoro procedono spediti; insieme con gli alpinisti Kazaki, i nostri
alpinisti stanno attuando un lavoro a rotazione di squadre di 4 alpinisti
ciascuna.
Nonostante una breve parentesi di tempo instabile nella giornata di ieri, la
spedizione non si è
ancora fermata un attimo e a tutt’oggi ci sono 4 tende a campo uno a circa 4900
metri e circa 1050 metri di corde fisse posizionate sopra di esso.
L’obbiettivo è di installare entro due giorni massimo anche il campo due con
le corde fisse che arrivino fino ad esso.
Domani sera 9 Kazaki scenderanno e sara' di nuovo il turno degli "occidentali"
a lavorare in alto con il solo
obbiettivo di salire il più alto possibile con le corde fisse.
E' necessario approfittare di questa fase di tempo buono e della possibilità di
avere sempre
alpinisti freschi a rotazione!!
top
7 giugno 2003 - Al lavoro verso i 7.000 metri
Il bel tempo, incredibilmente, sta durando dal giorno dell'arrivo della
spedizione al Campo Base.
Cielo blù e sole come quello delle più calde spiagge della
Sardegna.
La spedizione continua quindi a macinare metri e fatiche
sovrumane, senza un attimo di sosta.
Ieri Simone, Franco e Mirco hanno posizionato oltre 600 metri di corde fisse e
attrezzato la
parte più difficile di tutta la salita: il muro Kinshoffer con tre lunghezze
verticali su roccia di difficoltà 5 superiore e poi ancora 300 metri di
dislivello oltre il sito dove normalmente si piazza il campo2.
A circa 6400 metri, esausti, gli alpinisti si sono fermati e, depositata
l'attrezzatura rimasta, sono
ridiscesi al campo base.
Nel frattempo Inaki, Oscar e Ed hanno trasportato
carichi fino a 5900 metri prima del muro Kinshoffer a soli 200 metri dal campo
2.
JC La Faille si è unito a loro in un giro di ricognizione partendo la
mattina presto dal Campo base.
C'e' grande soddisfazione per il lavoro svolto; oggi che ED e JC Lafaille
assieme ai kazaki hanno installato 3 tendine al campo 2, ci si capacita della
velocità con cui procedono i lavori.
In 7 giorni sono stati montati i campi 1 e 2 e sono state messe quasi 2500
metri di corde fisse fino a 6400-6500 metri.
Nel giro di due o tre giorni ci sarà anche campo 3 e la soglia dei
7000 metri!
Speriamo che il tempo si mantenga ancora cosi' meravigliosamente sereno.
top
9 giugno 2003 - Il tempo si e' guastato
Purtroppo la favola del bel tempo è finta!
Sarebbe stato troppo bello ed irreale se il
sole avesse continuato a splendere.
Ecco invece arrivato il 'fisiologico' maltempo ed una nevicata durata tutta la
notte.
Questo ha costretto il team
Kazako a rientrare dal provvisorio campo 3 situato a 6500 dove avevano passato
la notte e fino al quale sono state fissate le corde fisse.
Si spera che domani il sole sciolga ed assesti la neve fresca (20cm) caduta
stanotte e questo permetterà di salire nella giornata di dopodomani (11
Giugno).
Gli obbiettivi adesso sono quelli di salire fino a 7000 metri e
dormire per poi rientrare al campo base per l'ultimo riposo prima di un
tentativo alla vetta.
A tavolino le cose funzionano sempre bene! La realtà sarà molto differente?
top
12 giugno 2003 - Brutte notizie...
Ieri Franco e Mirco, con altri 2 alpinisti, sono saliti al campo 2 (situato
dopo il famoso muro Kinshofer a quasi duemila metri più in alto del campo
base), seguendo di poco Simone e altri 2 alpinisti, per trasportare 500 metri
di corde fisse e parecchio materiale.
L'obiettivo era di salire, oggi, fino al
campo 3, installare le tende vicino a quelle degli alpinisti Kazaki per poi
salire fino a 7.000 metri e ridiscendere al campo base.
Purtroppo, arrivato a Campo 2 Franco constatava che il suo congelamento
agli alluci destro e sinistro era in visibile peggioramento e saggiamente
prendeva la dolorosa decisione di abbandonare la spedizione e correre verso le
cure.
Poche ore più tardi verso le 19,30 Oscar Gogorza veniva colpito dai primi
sintomi di edema celebrale e Simone ed Inaki Ochoa hanno deciso di aiutarlo a
scendere lungo i 2000 metri di dislivello in piena notte e bufera..!
Il tempo infatti si era guastato ed il soccorso non è stato assolutamente
facile anche perché Oscar ha perso quasi subito la sua pila frontale lungo le
doppie aeree del muro Kinshofer a 6000 metri.
Oggi anche Mirco Mezzanotte, Ed Viesturs e JC Lafaille sono scesi al Campo Base
perché le condizioni meteo e del manto nevoso non erano assolutamente sicure.
Da domani dunque la spedizione "perderà" Franco, Mirco e Oscar che rientreranno
a casa.
top
24 giugno 2003 - Appunti dal Campo Base (di Mirko Mezzanotte)
Siamo arrivati al campo base del Nanga Parbat il 31.5.03; eravamo la prima
spedizione dell'anno.
Al campo base a quota 4200 m. c'erano ancora cinquanta centimetri di neve
compatta che per fortuna in una decina di giorni se ne sono andati: merito delle
alte temperature della prima settimana.
Subito ci siamo resi conto che
l'itinerario da noi prescelto, la via Kinshoffer, doveva essere completamente
attrezzata con corde fisse dai 4900 m. del C1 ai 6200 m. del C2.
Dal C1 parte un canalone di 1000 metri di dislivello con pendenze di 60-70
gradi, a tratti ghiacciato.
Franco ed io, per sondare il terreno, abbiamo iniziato fin da subito ad
attrezzare la prima parte con i 400 metri di corde che avevamo portato al C1.
Per buona parte il canalone è stato attrezzato dai 9 militari kazaki che con
noi condividevano il permesso alla cima.
Alternando così il lavoro, sulla
montagna c'era sempre una squadra che procedeva verso la cima, anche se ancora
lontana.
La parte più difficile da salire è il cosiddetto 'muro Kinshoffer' con tre
lunghezze verticali su roccia di difficoltà 5° +.
Quel giorno toccava di nuovo a noi.
Franco, io e Simone alle 5 del mattino partiamo dal C1 con tutto il materiale:
400 metri di corde, chiodi da ghiaccio,da roccia, fittoni, moschettoni e
cordini per gli ancoraggi.
Con zaini di 12 Kg abbiamo percorso i mille metri di canale con ramponi e
piccozze e jumar fino a 5900 metri dove finivano le corde fisse.
Quel mattino era molto freddo e nel canalone il sole non arriva prima delle
11:30 e sul muro Kinshoffer a pomeriggio inoltrato.
Franco deciso come non mai voleva superare il passaggio chiave della Kinhoffer
e stendere più corda possibile al di sopra del muro oltre le rocce.
Dopo un
primo traverso carico di neve ventata che porta all'inizio del muro, per due ore
Franco, assicurato da me e Simone, è riuscito a salire il diedro verticale ed
ancorare la corda oltre il salto al C2.
Oltre il sito del C2 fissiamo inoltre altri 400 metri di corda fino alla fine
delle rocce a quota 6400 m circa., erano le ore 14.00.
Avevamo fatto un gran lavoro, carichi come muli, 1500 di dislivello, superato
ed attraversato il muro Kinshoffer.
Purtroppo al ritorno al C.B. Franco si accorge che gli alluci dei suoi piedi
hanno riportato dei congelamenti i quali se pur non gravi possono
compromettergli l'esito della spedizione.
Passano 3 giorni di brutto tempo, così c'è anche la possibilità di curare per
quanto possibile i piedi di Franco.
Ripartiamo dal C.B. alla volta del C2. Franco, io e Simone, i due spagnoli,
l'americano Ed Viesturs e il francese JC Laffaille.
Siamo di nuovo carichi di tende sacchi piuma, materassini e materiali personali
vari.
Giungiamo al C2 nel pomeriggio e con l'intenzione di ripartire su al C3
il mattino seguente noi 3 ci sistemiamo nella tenda dei kazaki.
Franco si toglie gli scarponi e subito si accorge che i congelamenti sono
peggiorati.
Con le lacrime agli occhi decide di riscendere e probabilmente di
lasciare la spedizione.
Io quella notte dormo da solo nella tenda al C2 , per il fatto che Simone alla
sera tardi ha dovuto scendere per accompagnare Oscar colpito da edema cerebrale.
Il tempo peggiora, vento forte e neve mettono a dura prova i picchetti della
mia tenda, dormo poco, vestito con imbragatura e scarponi nel sacco a pelo, non
vedo l'ora che la luce del giorno mi consenta di scendere fino al C.B.
Assieme a Ed Viesturs e JC Laffaille (anche lui non sta bene) mi calo dalle
doppie della Kinshoffer per buona parte ricoperta da 50 cm. di neve fresca.
Sembra inverno pieno; è a quel punto che decido di seguire Franco a Islamabad
per ritornare in Italia.
Franco non ha avuto alternative; rimanendo sulla montagna avrebbe compromesso la
sua salute e soprattutto l'integrità dei suoi piedi. La sua è stata secondo me
una decisione saggia e coraggiosa, rinunciando ad una cima che oramai era a
portata di mano.
top
24 giugno 2003 - I mIei pensieri: appunti di un sofferto ritorno (di Franz)
Potete leggere le note che Mirco ha scritto il giorno in cui siamo partiti per
ritornare a casa dal campo base del Nanga Parbat; la cronaca delle piene
giornate di lavoro svolto per preparare la nostra salita a questa difficile
montagna del Karakorum.
Quella mattina io personalmente non pensavo a tutto questo ma la mia mente era
rivolta verso la decisione che avevo maturato, lo sguardo ogni tanto scappava
verso il vertice della grande montagna ma oramai ero più che consapevole che la
scelta presa lassù al campo due era più che giusta.
Sono estremamente convinto che nessuna montagna è paragonabile al prezzo della
salute e io inoltre mi ritengo anche fortunato che nelle mie poche disavventure
in montagna fino ad oggi ho avuto delle possibilità di scelta; andare a casa a
curarmi e rinunciare ad una vetta tanto aspirata e sudata è stato un atto
coraggioso ma necessario anche nei confronti della mia famiglia. Scusate, ma
non credo sia poco!
Per concludere dico che adesso sono ancora più determinato di prima e non
aspetto che la prossima occasione per salire lassù dove l'aria è tanto fine e
dove mi sento tanto felice.
top
Il valore di una rinuncia (di Mariano Pretti)
Si aspettano sempre i loro successi prima di parlare di atleti e sportivi che,
con i risultati raggiunti, grazie ad impegno e tenacia, contribuiscono a far
conoscere la nostra localita'.
Nel nostro modo di viverli, conoscerli,
ammirarli, non trovano spazio le sconfitte e le rinunce ma in questo ci
dimentichiamo che, nel contesto e anche nel dolore di chi le vive e le patisce,
possono assumere maggior valore e configurarsi come segno di maturita' rispetto
ad una vittoria.
Franco non ha raggiunto la cima del Nanga Parbat, il secondo dei suoi ottomila
e non lo ha fatto dopo aver svolto un lavoro essenziale, fondamentale, per il
proseguimento ed il successo della spedizione dlla quale faceva parte quale il
posizionamento delle corde fisse fino a poche centinaia di metri dalla cima.
Un
principio di serio assideramento ai piedi lo ha fatto desistere: la
consapevolezza di quanto stava succedendo, di come sarebbe stato irreversibile
o quantomeno difficilmente gestibile, a quelle quote e a quelle condizioni, un
aggravamento del problema lo ha portato a rinunciare, a rientrare, anche se
faticosamente e con sofferenze, forse mai confessate, sia fisiche che
psicologiche, prima al campo base e poi a Molveno.
Se avessi preannunciato a Franco questo piccolo saluto, quasi certamente mi
avrebbe chiesto di non scriverlo, forse, perche', apparentemente, l'orgoglio di
un alpinista supera la consapevolezza di altre responsabilita'.
Nello scalare un ottomila un alpinista e' solo, se ti succede qualcosa quella
montagna ti custodira' per sempre, ma nella vita di tutti i giorni, nel
quotidiano, siamo circondati di persone che ci vogliono bene e ci aspettano,
attendendo con ansia il nostro ritorno.
Nello scendere Franco aveva alle spalle una cima non raggiunta e davanti la sua
famiglia: non arrendersi avrebbe significato mettere in gioco la realta' piu'
importante e vera.
Cesare Maestri, nome indiscusso dell'alpinismo nazionale, ha detto una volta
che il miglior alpinista e' quello che riesce a morire di vecchiaia.
Personalmente ritengo che il migliore sia quello che raggiunge questo
obbiettivo non per caso ma pensando e riflettendo, nei momenti difficili, sulle
cose che maggiormente contano
Mariano Pretti, Segretario Comunale del Comune di Molveno, e' giornalista del quotidiano "L'Adige" e sceneggiatore del film "Campanil Bas, cento anni dopo".